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Sembra impossibile...
di Martino Baldi
maggio 2008
Sembra impossibile che in così pochi si siano accorti di quello che succede a Granara.
Un ponte lungo e strettissimo sul Taro che sembra il passaggio in un'altra dimensione, un'infinità di curve in salita tra squarci di valle intravisti attraverso gli alberi fitti e il levarsi di falchi ad altezza d'occhio, infine, dietro una curva, all'improvviso, una manciata di case e ai suoi margini, in una radura tra borgo e bosco, un tendone da circo.
Provengo da una full immersion di 5 giorni in quel tendone, in compagnia di una quarantina di teatranti. Il progetto è quello di una produzione di lungo termine, preparata da una cadenza di laboratori, fondata su una riscrittura dei fondamenti del lavoro dell'attore e sulla riappropriazione di spazi e tempi dettati dalle esigenze artistiche e non dai cordoni della borsa di un produttore. Il progetto si chiama "PPP". Al centro di tutto: il Potere, la Politica, la Pornografia. Ovvero: le mutazioni sociali, la crisi di un paese scivolato progressivamente verso una falsa coscienza collettiva da cui pare impossibile evadere. Ma prima di tutto: la falsa coscienza di ognuno di noi, la tentazione di sentirsi dalla parte giusta e quindi di simulare soltanto un dialogo con la realtà che in verità non ha luogo. Riappropriarsi della capacità di guardare e comprendere. Spogliarsi delle maschere, delle tecniche, delle protezioni. Studiare scrupolosamente per conoscere. Immedesimarsi per capire. Svellere le maschere, le false certezze che ci proteggono, i meccanismi a cui ci teniamo stretti per sentirci sicuri.
È un progetto tutto ancora da fare, da sognare fino in fondo, partorito dai sogni ad occhi aperti di un regista e di un autore: Cristina Pezzoli e Letizia Russo. Due che i sogni non si accontentano di sognarli e che sanno bene che un sogno sognato da tanti rischia di diventare una realtà. E infatti ecco il sogno affollarsi di altri sognatori: organizzatori, tecnici, volontari, attori... Più di quaranta professionisti provenienti da tutta Italia e oltre (dal Friuli alla Sicilia, dal Portogallo alla Slovenia) coinvolti in un'esperienza di produzione in cui il tempo, le risorse, le energie di ognuno sembrano una goccia nel mare ma sono tutto, come effettivamente il mare altro non è. Un progetto di cui mi sentirete ancora parlare.
Intanto c'è il primo mattone di questa costruzione: Granara. Un altro sogno sognato insieme. Per l'iniziativa di un gruppo di amici che hanno riacquistato e stanno ristrutturando un villaggio abbandonato da venti anni, poco sopra le rive del Taro, in provincia di Parma, nel cuore dell'appennino tosco-emiliano. Il villaggio è un cantiere aperto di sperimentazioni ispirate a un modello ecologico e sociale. All'uso di tecniche di recupero architettonico biocompatibili si affiancano attività pubbliche di educazione ambientale e iniziative culturali che vanno dal teatro alla valorizzazione delle tradizioni. Ma la cosa che non si può raccontare è l'atmosfera che si respira tra quelle case, tra i granaroli e in quel tendone da circo. Un'ospitalità d'altri tempi. Porte aperte. Braccia aperte.
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il presente articolo è tratto da:
www.nazioneindiana.com/2008/06/08/raccontare-la-realta-creare-una-bugia/
è inoltre presente su:
lellovoce.altervista.org/spip.php?article1443.
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