DIRECTOR
FILMS WRITTEN & DIRECTED BY MICHELE D'ANCA
FILMS WRITTEN & DIRECTED BY MICHELE D'ANCA
My cinema begins on the page.
Writing is where I listen, where I encounter images, memories, and shadows asking to take form. I am a writer before I am a director: the film is the story’s second breath.
I am drawn to lives that risk disappearing behind a definition, a number, a wound, a story already told by others. The dignity of the living form, its right to exist even when the world cannot understand or contain it.
From this comes a poetics of intimate and civic resistance: a gaze willing to take the risk of listening, without judging or explaining everything.
I seek a cinema shaped by human tensions, difficult choices, and spaces that become inner landscapes. Stories born of a genuine necessity, of a conflict that demands to be traversed and given form.
In the work I am developing, I pursue an even more essential language: visible and invisible forms of confinement, suppressed memories, rituals, silences. A cinema that does not shout, but reveals. That does not seek to define the human being, but to leave something irreducible untouched.
Cinema is my way of caring for what must not disappear.
Il mio cinema comincia sulla pagina.
Scrivere è il luogo dove ascolto, dove incontro immagini, memorie e ombre che chiedono una forma. Sono uno scrittore prima ancora che un regista: il film è il secondo respiro della storia.
Mi interessano le vite che rischiano di scomparire dietro una definizione, un numero, una ferita, una storia già raccontata da altri. La dignità della forma vivente, il suo diritto a esistere anche quando il mondo non sa comprenderla o contenerla.
Da qui nasce una poetica di resistenza intima e civile: uno sguardo che si assume il rischio dell’ascolto, senza giudicare né spiegare tutto.
Cerco un cinema fatto di tensioni umane, di scelte difficili, di spazi che diventano paesaggi interiori. Storie nate da una necessità vera, da un conflitto che chiede di essere attraversato e restituito.
Nei lavori che sto sviluppando inseguo un linguaggio ancora più essenziale: reclusioni visibili e invisibili, memorie rimosse, rituali, silenzi. Un cinema che non urla, ma rivela. Che non cerca di definire l’essere umano, ma di lasciargli uno spazio irriducibile.
Il cinema è il mio modo di prendermi cura di ciò che non deve svanire.